Diario di viaggio in Sri Lanka #6: Mirissa e Galle

Dopo 6 giorni on the road, Kandy è stata l’ultima tappa della prima parte del viaggio in Sri Lanka. Ora ci aspetta Mirissa e 4 giorni di sole, mare, relax, sport e vita all’aria aperta. Mirissa è una delle località balneari più famose della costa meridionale dello Sri Lanka, caaratterizzata da una bellissima spiaggia circondata da una natura lussureggiante, dove le attività turistiche non hanno ancora preso il sopravvento sulle attività tradizionali.

La scelta di Mirissa è stata dettata in primis dalla stagione – gennaio, quando siamo stati noi, è il periodo secco sulla costa Sud e Ovest – e dal fatto che Mirissa fosse la base principale per fare whale watching.

La spiaggia di Mirissa

Il mare a Mirissa non è sicuramente il mare cristallino delle vicine Maldive, ma la spiaggia di Mirissa ha un fascino unico e intensamente coinvolgente che mi ha conquistata dopo appena pochi minuti aver messo i piedi sulla sabbia.

La spiaggia è vissuta come se fosse una piazza, ci si incontra, si passa la giornata, si fa sport e si trascorrono serate. Gli occupanti della spiaggia cambiano in base al giorno della settimana e all’ora del giorno.
La mattina presto la spiaggia è quasi completamente deserta. Solo qualche turista particolarmente sportivo che corre sulla spiaggia, i pescatori appena al largo che pescano e i ristoratori che si preparano ad una nuova giornata di lavoro.

Di giorno, in settimana, i turisti sono i “padroni” della spiaggia. Chi ozia al sole, chi sorseggia cocktail o birra, chi pratica yoga e chi sfida le onde su una tavola da surf.
L’ora del tramonto è sicuramente una delle più belle per stare in spiaggia, ammirando il sole che si tuffa in mare o dietro le palme, magari sorseggiando un cocktail in uno dei locali sulla spiaggia che nel giro di qualche ora si trasformano in ristoranti di pesce e ancora in locali per “fare serata”. Il tutto sempre rigorosamente con i piedi scalzi, sulla sabbia e magari bagnati dalle onde alla luce di fiaccole e candele.
Nel weekend o nei giorni di festa ad animare la spiaggia arrivano i locali che trascorrono le giornate all’ombra di una palma o giocando in acqua.

Mirissa è famosa anche per essere una delle località migliori dello Sri Lanka per il surf. Il mare qui è sempre mosso, con onde costanti, forti e ideali anche per i principianti. In spiaggia è possibile affittare una tavola, prenotare delle lezioni di pratica per provare l’ebrezza di scivolare sull’acqua come i grandi surfisti americani (bhè l’importante è crederlo!).

Whale watching a Mirissa

Mirissa è una delle basi migliori da cui partire per escursioni in barca per osservare le balene. Praticamente in ogni hotel e guest house è possibile prenotare questa escursione oppure basta passeggiare sulla spiaggia e affidarsi ai banchetti delle agenzie che organizzano le uscite. Di solito, oltre all’uscita in barca, il prezzo comprende il pick up presso il proprio alloggio e transfer al porto, colazione in barca. Il transfer per ritornare in hotel invece spesso è escluso. La cosa a cui prestare più attenzione quando si sceglie l’agenzia a cui affidarsi è la possibilità di replicare gratuitamente l’uscita se durante la prima non si riuscisse ad avvistare nessun animale.
Per arrivare preparati Il costo si aggira intorno ai 40$ a persona per circa 4/5 ore di escursione. Su Tripadvisor si può facilemente leggere le esperienze e confrontare i servizi.

La mia esperienza di whale watching

La sveglia suona prestissimo e quando il tuk tuk ci viene a prendere alla nostra guest house è ancora buio. Il tragitto per arrivare al porto dura poco più di 10 minuti. Sufficienti sperimentare la guida “alternativa” che caratterizza il tuk tuk in questa parte di mondo. Dopo essere saliti sulla nostra barca, l’equipaggio, composto da alcuni giovani del luogo, ci ha distribuito la colazione e illustrato le norme da seguire in caso di emergenza. Eravamo pronti per partire.

Una volta arrivati al largo, intorno a noi solo l’Oceano Indiano e poi, all’improvviso, uno spruzzo sale dal mare. Poco più in là un altro. E un terzo. Poi finalmente una pinna, una schiena e una coda che si alza e sinuosa, così come è comparsa, scompare sotto la superficie del mare. Andiamo avanti così per un paio di ore, ogni volta lo stupore e la meraviglia sono come la prima volta. La cosa che più mi ha stupito è stata l’eleganza e la leggerezza che un animale così grande possa avere. Nessun rumore, solo quello dello sfiatatoio, quasi nessuno schizzo e movimenti ipnotici che non ti fanno più staccare lo sguardo, lasciandoti lì nell’attesa speranzosa di rivedere ancora e ancora questi giganti del mare.

In questi ultimi anni ho scoperto di soffrire di un po’ di mal di mare, soprattutto quando barche abbastanza piccole si devono confrontare con onde ampie e il dondolio è lento e costante. Per buona parte del periodo trascorso in barca sono stata davvero male, uno dei ragazzi dell’equipaggio mi ha spalmato sui polsi un olio (non meglio identificato ma che profumava di menta) che mi avrebbe aiutato a combattere la nausa. Purtroppo il malessere non accennava a diminuire se non quando vedevo spuntare una coda o uno spruzzo dal mare. In quel momento la nausea spariva e lasciava spazio allo stupore. Se ripenso a quella mattina non posso che affermare che lo rifarei comunque altre mille volte!

Galle: la città più europea dello Sri Lanka

Mirissa è sicuramente una località ideale per trascorrere alcuni giorni di relax alla fine di un tour dello Sri Lanka ed è la base perfetta per visitare la città di Galle.

Lungo la strada costiera che unisce Mirissa a Galle si possono incontrare i famosi pescatori sui pali che grazie – o per colpa – di una foto di Steve Mc Curry sono diventati l’icona dello Sri Lanka, tanto da essere raffigurati sulla copertina della guida Lonely Planet. Purtroppo i pescatori hanno imparato a sfruttare la loro fama chiedendo un pagamento per essere fotografat. Il costo varia in base all’ora del giorno: ovviamente il tramonto è l’ora di punta e quindi anche la più cara!

La storia di Galle

Galle si trova a poco meno di 40 km da Mirissa ed è una città completamente diversa rispetto a tutte le altre località dello Sri Lanka. La sua storia inizia lontano e si crede che corrisponda alla città di Tarshish da dove re Salomone si faceva inviare oro, spezie, scimmie.
Negli anni, la posizione di Galle ha fatto sì che diventasse un importante centro per gli scambi commerciali, trasformandosi quindi in una città molto interessante, prima per i portoghesi che verso la fine del ‘500 iniziarono la costruzione del Forte, terminato poi dagli olandesi che diedero al forte la forma e gli elementi che sono ancora oggi visibili. Per poi passare nuovamente di mano, agli inglesi agli inizi dell’800 e fino all’indipendenza dello Sri Lanka. La predisposizione al commercio ha portato a Galle molti stranieri che hanno contribuito a trasformare il suo aspetto, rendendola la più europea tra le città dello Sri Lanka.

Cosa vedere a Galle

Oggi Galle è la quarta città più grande dello Sri Lanka. È una città moderna che per fortuna si è sviluppata accanto al Forte e al vecchio quartiere dai tratti coloniali.

Il Forte si sviluppa su una penisola di appena 500 metri di lunghezza. Il modo migliore per visitare il Forte è entrare dal Main Gate o dall’Old Gate e parcheggiare subito dopo, in Court Square, per poi camminare lungo le fortificazioni.

Uno degli aspetti che più mi hanno colpito di Galle è la convivenzain poco più di 300 metri di una chiesa cattolica, una chiesa riformata olandese, un tempio buddista e una moschea. Qui, ancor più che nel resto dell’isola, è facile vedere come tutte le religioni possano convivere in maniera pacifica.
Il momento migliore per visitare Galle? Al tramonto o durante il weekend, quando tutti si ritrovano sul Forte per una passeggiata, per far volare aquiloni, giocare a cricket, fare il bagno nella spiaggetta sotto il faro.

Unawatuna, l’ultima tappa

Prima di tornare a Mirissa abbiamo fatto tappa a Unawatuna, un’altra tra le destinazioni più famose della costa meridionale. La differenza con Mirissa è lampante. Unawatuna è sicuramente più turistica, hotel, guest house, ristoranti, discoteche e negozi tutti disposti lungo un’unica strada, rendono la Unawatuna sicuramente più caotica rispetto a Mirissa.
La spiaggia è comunque bellissima! Un’ampia baia di circa 1 chilometro, che si sta piano piano riprendendo dagli effetti devastanti dello tsunami del 2004. Alle spalle della spiaggia, la collina di Rumassala, una formazione rocciosa che secondo la leggenda è un pezzo di Himalaya portato lì dal dio scimmia Hanuman. Guardando il mare, il lato sinistro della collina di Rumassala termina con un promontorio sormontato dalla Pagoda della Pace, una dagoba bianca costruita da buddisti giapponesi.

Abbiamo scoperto il tempio quasi per caso e siamo entrati senza sapere nulla. Appena entrati siamo stati avvicinati da un anziano signore che a gesti ci chiedeva di seguirlo. L’anziano ha poi iniziato a correre, salendo per i sentieri del tempio, e continuando a girarsi verso di noi, ci faceva capire che dovevamo sbrigarci. Non sapevamo nè dove ci stava portando, nè perchè dovessimo correre. Poi, una volta arrivati in cima alla collina, l’anziano ci ha portato dietro la dagoba e ha indicato il mar. In quell’istante abbiamo capito il motivo di tutta quella fretta.  Voleva portarci sul promontorio in tempo per vedere il sole tuffarsi nel mare e all’improvviso, l’anziano signore è sparito, lasciandoci davanti a uno dei tramonti più belli che abbia mai visto.

L’ultimo giorno in viaggio si concludeva nello stesso modo in cui si sono svolte tutte le nostre giornate: con lo stupore negli occhi, la meraviglia nel cuore e la consapevolezza che lo Sri Lanka è veramente la terra del sorriso.

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